La Restanza

La Restanza

Descrizione:

Viaggio attraverso una nuova idea di Cilento

Con Restanza l’antropologo calabrese Vito Teti indica la scelta di chi, invece di abbandonare aree rurali a basso o bassissimo sviluppo industriale, decide di restare per fare.

Restanza è quindi il contrario di emigrazione e spopolamento, piaghe sociali, economiche, affettive e identitarie che il Cilento patisce da almeno un secolo e mezzo.

Da alcuni anni ormai il Cilento è protagonista di una rivoluzione tanto potente e radicale quanto silenziosa e poco conosciuta: quella del recupero delle antiche colture.

Restanza è idea di non disperdere questo patrimonio immenso, senza chiuderlo nel passato o “musealizzarlo”, ma facendolo divenire la chiave di un futuro fatto di sostenibilità, ecologia e consapevolezza.

È recupero di pratiche comunitarie e solidali basate sull’autorganizzazione, che per secoli sono state il volto del Sud Italia, come i Monti Frumentari e le Cumparanze, volutamente cancellate dopo l’Unità d’Italia.

È costruzione di un modello economico alternativo.

Questo itinerario non è né vuole essere solo un mero “prodotto turistico”, ma una forma di profonda conoscenza che regali ai viaggiatori l’esperienza unica di luoghi magnifici da un punto di vista naturalistico, cruciali da un punto di vista storico, capaci di offrire prodotti semplicemente introvabili da un punto di vista enogastronomico.

Alcuni esempi:

l’olio di cultivar endemiche, e il Frantoio produttore del miglior olio biologico al mondo, vincitore del Biol International Prize;

i grani antichi e un magnifico esperimento di recupero: sono state rimesse a coltura antiche varietà, che insieme ad altre ottenute con il metodo antico dello scambio (la sopracitata Cumparanza) vanno a formare la Biblioteca del grano;

il mulino a pietra con cui si macinano i grani, lungo il corso di un fiume, segno millenario della fusione dell’Uomo nel paesaggio, fusione che oggi chiameremmo “ecocompatibile”: alla produzione biologica del grano si affianca così la molitura tradizionale a residuo zero;

Il pomodorino rosa, eccellenza antica e unica nel suo genere: è un vernino di forma allungata inserito nell’elenco della biodiversità campana come Pat (Prodotto Agroalimentare Tradizionale). Altrove, è introvabile.

lo zafferano montanese, certificato come uno dei migliori al mondo;

Fagiolo bianco della Regina, antico legume ricchissimo di proprietà, reso molto digeribile dalla sua buccia sottile;

il Pomodoro Piennolo Antico del Cilento, pomodoro giallo invernale tipico, ottenuto da semi antichi con metodi rigorosamente tradizionali;

il vino, da secoli conosciuto e apprezzato da Baroni e Papi, come riportato da autorevoli fonti storiche:

“Tierra fertil para grano y vino”, in un documento fiscale spagnolo del 1532;

vino di corte della famiglia Sanseverino, Prima delle Sette Case del Regno di Napoli;

definito vino perfetto, da gentiluomini da Sante Lancerio, cantiniere di Papa Paolo III Farnese;

 Alessandro Traiano Petroni, amico di Sant'Ignazio di Loyola, medico personale di Papa Paolo IV e archiatra di Gregorio XIII, ne rimarcava le qualità terapeutiche;

 Andrea Bacci, clinico, botanico e archiatra di Papa Sisto V, lo giudicava il preferito tra i vini.

Perfino l’immortale autore del capolavoro universale chiamato Don Chisciotte, Miguel de Cervantes, lo apprezzò al punto da citarlo in una delle sue novelle, “Il Dottor Vetrata”.

Anche oggi queste colline sono vestite a vigneti, e annoverano produzioni di eccellenza riconosciute e premiate sia in Italia che all’estero.

 

Tutti i tour prevedono:

Visita guidata e incontro con i produttori al mattino;

Pranzo – degustazione a base di prodotti tipici;

Visita guidata dei borghi e delle loro attrattive peculiari al pomeriggio;

Pernottamento in struttura prescelta (b&b, agriturismo, residenza storica, hotel).

Possibilità di aggiungere transfers in bus privato.

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